Diritti / No alla repressione del dissenso, mobilitazione delle associazioni

“SardegnaNovas” 

Diritti / No alla repressione del dissenso, mobilitazione delle associazioni

Un appello alle Istituzioni perché le "voci del dissenso" non vengano criminalizzate. O meglio un appello affinché ci sia un taglio alle politiche repressive. E' il tema affrontato dalle associazioni culturali e di volontariato sarde,Cagliari Social Forum, Collettivo Anticapitalista Sardo, Associazione 5 Novembre e Rete Antirazzista riunite il 28 gennaio nella sede del Social Forum di Cagliari.

 

"Sono molti e sempre più frequenti gli episodi di criminalizzazione del dissenso che colpiscono in maniera progressivamente più violenta e oppressiva movimenti sociali e singoli cittadini - è stato detto nel corso dell'incontro - Una repressione che colpisce tutte le dimensioni della vita sociale. Dai pastori sardi sbarcati a Civitavecchia e caricati dalle forze dell'ordine, all'abuso della carcerizzazione nei confronti delle vittime del disagio sociale".

A introdurre i lavori Dina Raggio, rappresentante del Cagliari Social Forum e l'avvocato Elias Vacca . Nel corso dell'incontro, cui hanno partecipato anchel'associazione Ampsicora, l'Asarp, l'Osservatorio Repressione, l'associazione di “Amicizia Sardegna Palestina” e la Federazione della Sinistra sono stati sottolineati e rimarcati i problemi legati alle cosiddette garanzie della libertà d'espressione.  “Dinanzi all’acuirsi del disagio sociale, le garanzie di libertà di espressione e di manifestazione del dissenso diventano un bene ancora più prezioso, perché garantiscono a tutti il partecipare attivo nelle scelte che riguardano le loro vite e i beni comuni - è la posizione delle associazioni rimarcata poi in un documento congiunto -. Non possiamo rimanere inerti di fronte alle politiche razziste del governo né dinanzi agli ingenti impegni militari uniti ai tagli a scuola, sanità e ricerca; non dinanzi alla costruzione di una centrale nucleare o di un sito di stoccaggio di scorie nucleari; non di fronte al continuo depauperamento delle risorse naturali”.

La presa di posizione delle associazioni con un appello: “Non possiamo tacere, di fronte al fatto che la disoccupazione aumenta ed aumenta di pari passo il lavoro precario, sotto ricatto; che l’istruzione pubblica viene distrutta a tutti i livelli e assoggettata a logiche di mercato; che molti di questi problemi risultano più gravi e preoccupanti nella nostra Sardegna, che risente in modo particolare di una storica politica di dominio”.

 

Roberto Loddo