Economia / Bonus ai manager, la stretta del Parlamento europeo
Economia / Bonus ai manager, la stretta del Parlamento europeo
Mercoledì 21 Luglio 2010 08:39
"A due anni dalla crisi finanziaria globale, queste nuove e più rigide regole sui bonus trasformeranno la cultura stessa dei bonus, e metteranno fine agli incentivi a rischi eccessivi", ha dichiarato Arlene McCarthy (S & D, UK). Ha inoltre sottolineato che "l'impiego di bonus ad alto rischio e a breve termine ha gettato nel caos l'economia mondiale e i contribuenti ne hanno pagato il prezzo; poiché le banche hanno fallito nel riformarsi, stiamo facendo il lavoro per loro ". La relazione è stata approvata con 625 voti favorevoli, 28 contrari e 37 astensioni.
Per i bonus in denaro sarà fissato un limite del 30% del totale e del 20% per quelli particolarmente elevati. Ciascun bonus dovrà essere dilazionato tra il 40 e il 60% su un periodo non inferiore a tre anni e dovrà essere restituito qualora gli investimenti non diano i risultati previsti. Inoltre, almeno il 50% del bonus totale sarà pagato sotto forma di "capitale contingente " (fondi ai quali attingere in caso di difficoltà per la banca) e di azioni.
I premi dovranno essere regolati sulle retribuzioni: ciascuna banca, infatti, dovrà stabilire dei limiti per i bonus in base agli stipendi, per limitare il loro uso sproporzionato nel settore finanziario, secondo le linee guida comunitarie.
Infine, anche i bonus-pensione saranno inclusi nel regolamento: infatti, il pagamento delle pensioni straordinarie dovrà essere limitato da strumenti come il capitale contingente, che lega il loro valore finale alla situazione finanziaria dell'ente creditizio. Ciò consentirà di evitare situazioni verificatesi di recente, in cui alcuni manager hanno beneficiato di pensioni elevate, nonostante la crisi che stava attraversando la loro banca.
Le nuove regole mirano a introdurre misure specifiche per le banche salvate dal fallimento con denaro pubblico, al fine di contenere gli importi complessivi pagati in bonus, incoraggiando i manager a rafforzare la propria base di capitale ed erogando prestiti per aiutare la ripresa dell'economia reale con prelievi dalle loro retribuzioni e incentivi. In particolare, le norme stabiliscono che nessun premio debba essere pagato ai direttori di tali istituti finanziari, se non debitamente giustificato.
Sono due le questioni principali analizzate dalla nuova normativa adottata: norme più severe sui requisiti patrimoniali per il portafoglio di negoziazione e sulle ricartolarizzazioni. Tali regole assicureranno che le banche coprano adeguatamente i propri rischi per quanto concerne le loro attività di scambio, incluse le tipologie d'investimento come i titoli garantiti da ipoteche che sono stati al centro della crisi.
Secondo alcuni studi, il regolamento permetterà alle banche di detenere fino a 3-4 volte più capitale per sostenere i rischi d'investimento rispetto a quanto si sta facendo attualmente.
Dopo il voto in plenaria, si prevede che il Consiglio approvi l'accordo il prossimo 13 luglio. Le regole sui bonus entreranno quindi in vigore nel gennaio 2011, e quelle sulle disposizioni dei requisiti patrimoniali entro il 31dicembre 2011.
Una seconda risoluzione, preparata da Saïd El Khadraoui (S&D, BE) e approvata con 594 voti favorevoli, 24 contrari e 35 astensioni, sostiene la necessità di applicare i principi sulle politiche di remunerazione a tutte le società quotate. Il testo chiede alla Commissione di adottare principi vincolanti sulle politiche retributive nel settore finanziario, nonché un regime che obblighi le società quotate a offrire spiegazioni nel caso che le proprie politiche di remunerazione non rispettino i principi improntati a rimuovere gli incentivi per investimenti ad alto rischio e decisioni a breve termine. La risoluzione d'iniziativa propone inoltre di dare agli azionisti maggior potere di controllo sugli amministratori delle società quotate.
Infine, i deputati vogliono fissare un tetto all'entità del cosiddetto "paracadute d'oro" offerto agli amministratori a un massimo di due anni del loro salario fisso e di vietare l'erogazione del trattamento di fine rapporto in caso di mancato rendimento o dimissioni volontarie.
