Economia / Le polemiche non producono: la “crisi” in Sardegna richiede analisi serie e interventi urgenti
Venerdì 26 Novembre 2010 19:06
I problemi del lavoro e della produzione, lo stato di abbandono delle campagne e della pastorizia, la situazione di crisi generale in cui versa l’economia della Sardegna sono stati esaminati dal “Gruppo Comunisti, La Sinistra Sarda, Rosso Mori” del Consiglio regionale della Sardegna il cui presidente, Luciano Uras, ha diffuso un documento in cui si legge che “la crisi in Sardegna richiede analisi serie e interventi urgenti. Nascondere la verità sulla drammaticità dei dati dell’economia sarda è irresponsabile. È ugualmente irresponsabile ritardare gli interventi necessari”.
“Bisogna –sostiene Uras- coordinare l’azione dell’intero sistema istituzionale verso i settori produttivi più sofferenti, agro-pastorizia e industria per primi, dare maggiore consistenza e tempestività di attuazione alle misure di sostegno al reddito per le fasce di popolazione in condizioni di bisogno più acuto, per i disoccupati e per i lavoratori privi di tutele o mal tutelati dagli ammortizzatori sociali, e per i micro e piccoli produttori che si impegnano a tenere in vita la loro azienda. Tutto ciò per contrastare il processo di desertificazione produttiva in atto, soprattutto nelle zone interne”.
Per portare avanti un simile programma “non serve –dice Uras- la polemica. Non produce economia e neppure risposta sociale. Voglio ricordare che i dati Istat dicono che in Italia i disoccupati crescono del 2.1 % rispetto ad agosto, che la disoccupazione femminile aumenta del 7.6% rispetto ad agosto 2010 e del 4.8 rispetto a settembre 2009. il tasso di disoccupazione giovanile in Italia è del 26.4 e la Sardegna con il 44.7 % è prima tra le regioni italiane e tra le prime 6 d’Europa. Si aggiunga che la Sardegna ha fatto registrare al 31.12.2009 il 9.7 % in meno sui consumi delle famiglie collocandosi al 18° posto tra le Regioni italiane come spesa media mensile, nella fascia bassa insieme a Sicilia, Calabria e Basilicata. Si aggiunga inoltre che ormai l’incidenza di povertà è oltre il 21%, in linea con il mezzogiorno d’Italia più depresso”.
A questi dati vanno inoltre aggiunti “quelli relativi alla paralisi amministrativa in parte notevole dovuta alla inadeguatezza dell’azione del Governo nazionale verso la Sardegna e alla subalternità della attuale Giunta regionale, ma anche alla lentezza delle procedure o delle strutture burocratiche. Alcuni esempi riguardano le entrate e le spese del Bilancio regionale, limitate anche da un iniquo patto di stabilità imposto dallo Stato e che deve essere necessariamente rivisto d’intesa con la Regione, pena il tracollo economico definitivo della Sardegna. Alcuni esempi – tutti presenti nei documenti di monitoraggio finanziario forniti dagli Uffici della Regione: su 9 miliardi e 440 milioni di entrate previste in competenza sono state riscosse 4 miliardi e 328 milioni – 5 miliardi in meno; su 4 miliardi e 402 milioni di entrate previste nei residui ne sono state riscossi 638 milioni – 3 miliardi e 764 milioni in meno. Sono state, pertanto, riscosse meno delle entrate complessive previste 8 miliardi e 764 milioni. Perché?”
Una domanda retorica alla quale Uras non fornisce risposte, ma osserva che “le spese previste in conto competenza ammontano a 7 miliardi e 730 milioni. I pagamenti effettuati in conto competenza sono pari 3 miliari e 359 milioni, di cui 2 miliardi 758 sono destinati al sistema istituzionale regionale e locale e per la sanità. Sul sistema produttivo e l’occupazione risultano pagamenti – in conto competenza - per soli 83 milioni su 636 stanziati; sulla conoscenza (istruzione, formazione ) 67 milioni su 616 di stanziamento. Perché?”
“Le spese previste in conto residui sono di 7 miliardi e 323 milioni, i pagamenti 1 miliardo e 436 milioni. Su un miliardo e 77 milioni destinati al sistema produttivo si sono spesi 222 milioni, 855 milioni in meno del previsto; sulla conoscenza su un miliardo e 34 milioni si sono fatti pagamenti per 233 milioni, 811 milioni in meno. Perché? La Commissione d’inchiesta –conclude la nota di Luciano Uras- è stata costituita per verificare lo stato di attuazione delle principali leggi regionali, comprese quelle finanziarie, e per capire e spiegare le ragioni di queste anomalie e se possibile aiutare il Consiglio a porvi rimedio. Non serve polemizzare serve agire per la Sardegna”.
