L'intervento / Mai più bimbi dietro le sbarre, la proposta delle associazioni
L'intervento / Mai più bimbi dietro le sbarre, la proposta delle associazioni
Lunedì 26 Luglio 2010 08:52
Il 22 giugno il presidente della consulta penitenziaria di Roma Lillo Di Mauro in rappresentanza delle associazioni promotrici della proposta di legge “perché nessun bambino varchi più la soglia di un carcere” Consulta penitenziaria, Ass. A Roma Insieme, Comunità di Sant’Egidio, accompagnato degli avvocati Boccale e Castelli è stato audito in Commissione giustizia sul testo che la relatrice della commissione on. Samperi del PD, incaricata dalla presidente della Commissione Giulia Bongiorno, ha elaborato unificando le 3 proposte giacenti in Parlamento.
Il testo presentato in Commissione Giustizia non risponde assolutamente alla proposta che le associazioni da anni hanno presentato ai parlamentari in varie occasioni pubbliche accompagnata da una petizione popolare che ha raccolto ottomila firme.
La proposta unificata diverge su alcuni punti essenziali quali: la custodia attenuata è prevista in carcere per le madri accusate di reati molto gravi o in case protette (Icam) per tutte le altre mentre la proposta delle organizzazioni prevede la casa protetta per alcuni reati gravi e per tutti gli altri reati la detenzione domiciliare o in alternativa in casa famiglia gestita dagli enti locali;
nella proposta unificata è stato stralciato, per non dare dispiacere alla Lega, la parte che riguardava le detenute madri straniere e che prevedeva la non automaticità dell’espulsione questo significa che i bambini in carcere ci saranno sempre considerando che il 90% delle madri detenute sono Rom o straniere il presidente di mauro ha fatto presente che comunque per la Cassazione i minori dei 18 anni non possono essere espulsi dal territorio italiano e che se hanno genitore con se non possono essere separati. È stata stralciata anche la norma che rivedeva la ex Cirielli sulla recidiva che è uno dei motivi ostativi per accedere alle misure alternative e considerando che le madri detenute sono in maggioranza Rom e che per condizionamenti culturali sono costrette a compiere reati avremo sempre bambini in carcere;
nella proposta unificata per quanto riguarda il ricovero dei minori prevede che il permesso alla madre per fare visita al figlio in ospedale o accompagnarlo, se con lei detenuto, debba essere l’autorità locale di pubblica sicurezza competente per il controllo della detenzione ovvero dalla direzione della casa protetta che ne informa la prefettura - ufficio territoriale del Governo e il Tribunale di Sorveglianza e dispone opportune verifiche;
mentre la proposta delle organizzazioni prevede che il permesso possa essere concesso direttamente dal direttore della casa protetta questo perché se il bambino dovesse trovarsi nella necessità di un ricovero urgente, considerando che l’interesse primario è quello di tutelare e proteggere il minore dall’affrontare da solo il ricovero e la malattia, non può essere subordinato a tempi tecnici spesso lunghi per autorizzare la madre ad uscire dal carcere;
l’ultimo punto che è stato contestato del testo unificato sono la collocazione delle madri con bambini in case famiglie protette quale unica alternativa al carcere mentre la proposta delle organizzazioni prevede questa tipologia di strutture (che è bene ricordare sono gestite dai direttori degli istituti penitenziari, prevedono la presenza degli agenti di polizia penitenziaria anche se in abiti borghesi, che devono comunque sottostare alle regole penitenziarie) solo per quelle madri, pochissime, che hanno compiuto reati molto gravi legati alla mafia, al terrorismo ecc.... mentre per tutte le altre si prevede la collocazione in case famiglie gestite dagli enti locali in collaborazione coni servizi sociali del ministero della giustizia (Uepe). Delle case famiglia protette o Icam non ce n’è assolutamente bisogno considerando anche che ci sono sezioni nido come quella di Rebibbia Femminile a Roma che sono già separate dal carcere e strutturate per rendere meno traumatica la vita del bambino in carcere, ma soprattutto non si ha bisogno di una legge per poterle istituire considerando che lo si può fare legislazione vigente (vedi Icam Milano).
Insomma una Proposta pasticciata di cui non abbiamo bisogno ma soprattutto non ne hanno bisogno i bimbi minori degli anni 10 per i quali è stata pensata auspichiamo che la Commissione riveda la proposta e che i parlamentari presentino emendamenti per migliorarla.
La impressione che abbiamo ricevuto è che le nostre istanze sono state prese in considerazione sia dal Presidente della Commissione che dai parlamentari ma anche dal sottosegretario alla giustizia Caliendo che si è detto disponibile a valutare la possibilità di non realizzare le case protette ma utilizzare le strutture territoriali esistenti gestite dagli enti locali ed incentivare gli enti locali per realizzarne altre se necessarie.
Lillo Di Mauro
