Caso Ruby / I giornalisti: “Hard non sono le cronache, ma i fatti”. L’Ordine: “Rispettare il patto di verità con i cittadini”

“SardegnaNovas” 

Caso Ruby / I giornalisti: “Hard non sono le cronache, ma i fatti”. L’Ordine: “Rispettare il patto di verità con i cittadini”

La Federazione Nazionale della Stampa Italiana (il sindacato dei giornalisti) e l’esecutivo dell’Ordine hanno esaminato i gravi attacchi all’informazione, messi in atto da esponenti politici come conseguenza del cosiddetto “Caso Ruby”. Per la Fnsi è intervenuto direttamente il segretario generale, Franco Siddi, il quale sostiene che “è ben curioso il dibattito che si sta aprendo ancora una volta nei campi della politica, anche laddove ci sarebbe meno da aspettarselo, sulla stampa e i giornalisti per evidenziare l’idea di nuove regole, se non di limitazioni al diritto di cronaca”.

 

 

“Anche un politico accorto ed ex magistrato, come l’ex Presidente della Camera Luciano Violante, -continua Siddi- con la “telefonata” a Canale 5 rilanciata dalle agenzie, rischia di alimentare un equivoco. I fatti non li inventano i giornalisti; quando fanno bene il loro lavoro li registrano e ne danno conto. Ciò avviene, in particolare, per l’ipotesi di reato del cosiddetto “caso Ruby”, di cui i media riferiscono da diverso tempo dando conto non di una loro scoperta, ma di un procedimento penale che è in corso e che vi è giunto alla prima fase pubblica con la determinazione dei giudici di ricorrere al rito immediato. L’idea di regole che dovrebbero concordare i direttori (quali?) sulla pubblicazione di atti, altrimenti “l’intervento di una legge che disciplini l’informazione su questa materia, senza privare i cittadini del diritto di sapere” sarebbe importante e necessario, appare sorprendente”.

 

“Se c’è un problema –continua Siddi- di qualità professionale, o di interessi estranei che incidono sui circuiti dell’informazione, occorrono un altro ragionamento e un’altra impostazione. La pubblicabilità degli atti giudiziari certamente non deve corrispondere a un automatismo finalizzato allo “sputtanamento” delle persone. Il buon giornalismo – e qui certamente c’è da compiere uno sforzo collettivo per alzare l’asticella della responsabilità etica dell’informazione – valuta ciò che è pubblicabile nella sua autonomia e lo fa avendo chiari tre passaggi e un interesse: l’attendibilità, l’interesse sociale, la verifica della notizia e il suo valore nel mercato dell’informazione. Quanto ai fatti di cui molto si discute in questi giorni, un’altra cosa va detta con chiarezza: anche nella scelta informativa delle testate più schierate politicamente non c’è di norma attività di dileggio nell’esercizio che fa la stampa della propria autonomia. È giusto osservare che alcuni particolari (numeri privati, dati sulla salute, conversazioni esclamative estranee) di singole persone possono rientrare nella sfera della riservatezza e debbano essere considerati con il criterio dell’interesse pubblico e, appunto, della responsabilità prima della pubblicazione”.

 

“C’è, però, sempre un discrimine –conclude Franco Siddi-  tra fatti di rilevanza pubblica che vanno resi noti e il resto. La realtà di questi giorni è che a essere hard non sono le cronache ma i fatti. E quanto alle inchieste, a quanti pensano che non si debba pubblicare nulla sui procedimenti in corso (e non è il caso dell’onorevole Violante, ma di tentativi di tanti di introdurre leggi bavaglio), va ricordato che non esiste un potere esecutivo che si tutela con il segreto e che il potere giudiziario non può essere esercitato nella segretezza. La sfida alta per i giornalisti oggi è ricordare che il diritto all’informazione è dei cittadini e che l’attività professionale non deve essere piegata agli interessi dei propri referenti politici e economici o dei propri tifosi”.

 

Dal canto suo l’esecutivo nazionale dell'Ordine dei giornalisti, dopo gli episodi che testimoniano la ''crescente intolleranza'' di alcuni esponenti del mondo politico nei confronti dei giornalisti, auspica che “si possa ristabilire un clima più sereno”, consentendo ai cronisti di “rispettare il patto di verità con i cittadini”.

L'esecutivo nazionale dell'Odg, riunitosi a Roma - spiega una nota – “manifesta profonda preoccupazione per le difficoltà crescenti che vengono create ai giornalisti. Le asprezze che stanno segnando questa fase della vita politica - con contrasti tra partiti e tra poteri dello Stato, contrasti che portano alcuni perfino a prendersi libertà inaccettabili nei confronti del presidente della Repubblica - non possono coinvolgere i giornalisti che hanno il dovere costituzionale di fornire ai cittadini informazioni complete”.

 

“Troppi episodi, testimonianza di una crescente intolleranza, vedono protagonisti esponenti del mondo politico. I giornalisti - si sottolinea ancora - hanno il dovere di porre delle domande e di insistere per ottenere risposte. I politici hanno il diritto di non rispondere. Quando queste regole vengono violate, da chiunque, a venire offesa è la democrazia, indipendentemente dal fatto che la reazione consista in un insulto, documentato, o in un gesto di violenza fisica”. L’esecutivo dell’Odg “esprime l'auspicio che si possa ristabilire un clima più sereno, consentendo ai giornalisti di rispettare il patto di verità con i cittadini”. (fonte: Federazione nazionale della Stampa italiana)