Reportage / Il vino e la cucina italiana conquistano gli australiani
Mercoledì 07 Luglio 2010 14:16
Serata come tante sin quando non riceviamo una chiamata da un amico francese, Ludo. Ci dice che in Federation Square si terrà una degustazione di vini di varie regioni, compresa la Yarra Valley (area situata a nord-est di Melbourne) nota in tutto il mondo per la qualità dei suoi vigneti. Il biglietto d'ingresso è piuttosto costoso (20 dollari, l'equivalente di 14 euro) ma, a quanto dicono, ne vale la pena.
Fed Square, così viene chiamata dagli autoctoni, è una creatura piuttosto recente. Inaugurata nel 2002, occupa un intero isolato nei pressi della Flinders Station, in pieno centro città. Un intero isolato di alluminio lucido e morbido che ben si accompagna alle dolci scalinate dai colori caldi. A richiamare la vicinanza tra il dinamismo della metropoli e il suo lento e profondo legame con la terra e la cultura aborigena.
In fondo alla piazza, accanto a una sorta di pallone aerostatico bianco, uno dei tanti ingressi all'enorme edificio. Scendendo le scale si arriva all'interno di una grande sala deputata all'”intrattenimento gastronomico” dove piccoli ristoranti e bar la circondano. Qui si svolge la degustazione. Per l'occasione è tutto chiuso. Nel cuore della sala sono disposti vari banchetti ospitanti i vari vigneti con relative cantine. Gente di ogni tipo e di varia estrazione sociale: dallo studente squattrinato al professionista, tutti in fila alla ricerca del bicchiere colmo di ebbrezza.
Dopo aver assaggiato un classico Shiraz (il nostro Syrah) e qualche bicchiere di Cab-Sauv (Cabernet-Sauvignon) in fondo vedo uno dei banchetti più visitati, tenuto da una coppia dall'aria familiare. Mi avvicino per capire il motivo di tanto successo. Il cartello dice: Rose Creek Estate. L'etichetta del vino è di un rosso acceso e il signore sta spiegando a un giovane avventore come quello che sta assaggiando sia il frutto di una speciale commistione tra Shiraz, Cabernet-Sauvignon e Merlot. Si spiega in un inglese che mi par riconoscere. Azzardo un “buonasera” e il signore mi saluta con un sorriso complice: «Buonasera a lei». L'accento è marcatamente del Sud. Calabria, svelerà più tardi. Dopo i soliti convenevoli chiedo come mai da queste parti. «È da quarantacinque anni che io e mia moglie siamo “da queste parti!”» risponde indicando la moglie sorridente. «Come mai avete scelto l'Australia tra tutti i Paesi del mondo?» «Perchè negli anni Sessanta qui ci si poteva costruire una vita più facile. E perchè ci piacciono gli spazi grandi» ammicca Tony.
Il nome dell'azienda, Villa Varapodi, è stato scelto perché richiama il paese di origine dei signori Siciliano, Varapodio. A sottolineare la tradizione tutta italiana che contraddistingue i loro processi produttivi. Accanto al banchetto del vino, quello dell'olio presidiato da Lina e da suo figlio. «Abbiamo ricevuto la medaglia d'oro nel 2008 sia al Sydney Royal Fine Food Show che al Royal Agricultural Society of Tasmania» esclama orgogliosa in un impeccabile inglese. «Cosa pensa della vita qui?» chiedo «I primi tempi è stata dura, non avevamo nessun altro familiare qui. Ce la siamo dovuta cavare senza aiuti da parte di nessuno. Qui, però, rispettano chi lavora duramente. E se lavori duramente poi vieni premiato» si allarga in un sorriso quasi commosso.
«E la gente d'Australia?» chiedo a Lina. «Sono brava gente. Quando dormono» interviene Tony divertito mentre mi versa un generoso bicchiere di Shiraz Reserve. «L'ultima volta che siete andati in Italia?» mi rivolgo a Tony «Tre mesi fa. Ma era da tanto che mancavamo. Con l'azienda da mandare avanti è difficile trovare del tempo per le vacanze».
«E come ha trovato il Paese?» chiedo incuriosito. Tony sorride e guarda la moglie con fare complice: «Non fosse per i parenti che ancora abbiamo in Calabria...» e scuote la testa con un sorriso che dice “mi dispiace”. «Ci teniamo sempre a sottolineare che la nostra origine è italiana» precisa «ma per come stanno andando le cose lì da voi è meglio restare qui». «Insomma», concludo «felice di essere un italiano d'Australia?». Mani sui fianchi, sorriso aperto, voce ferma: «Certo, mate!»
Giovanni Schirò
