Reportage / Melbourne, le sue tante piccole city e i tantissimi italiani: il 18% a Moreland

“SardegnaNovas” 

Reportage / Melbourne, le sue tante piccole city e i tantissimi italiani: il 18% a Moreland

È mattina da un bel po' quando mi sveglio. Mi butto sotto la doccia calda come per un riflesso condizionato, ingurgito del succo all'arancia direttamente dal bottiglione da 2 litri (rigorosamente riciclabile), azzanno una fetta di pane, burro e Vegemite (una crema spalmabile dal dubbio colorito che piace solo agli australiani e a me). In un balzo sono fuori di casa. Prendo il solito 55 che mi lascia in centro e, giunto in Elizabeth St., mi dirigo verso il kiosk che vende Il Globo, lo storico quotidiano italiano d'Australia. Mi siedo su una futuristica panchina e sfoglio il giornale. Le notizie sono abbastanza fresche. Foto di Lippi in prima pagina, taglio alto politica italiana con Maroni soddisfatto, sul taglio basso le strane evoluzioni della politica britannica.

All'interno noto un trafiletto che dice «Brunswick Community History Group, incontro domenica 16 maggio». Buffo, Brunswick è proprio la zona in cui sto abitando. L'articolo dà appuntamento alla grande comunità italiana e italo-australiana per condividere e far conoscere la storia di questo quartiere a nord della città. Chissà che personaggi ci saranno. Vedo che l'indirizzo è a poche centinaia di metri da casa così me lo appunto sull'agenda.

Domenica arriva presto. Passo da Green's per un bel brunch verso  mezzogiorno (ottimo chicken burrito) e poi risalgo Sydney Road sino a incrociare il pub nel quale il BCHG (vi dicevo che vanno pazzi per gli acronimi) si riunisce. Entro senza indugi. Il pub è enorme, tipico stile irlandese con moquette verde annessa. L'ambiente è estremamente luminoso e accogliente. Resta comunque strano entrarci all'ora di pranzo, per un italiano come me. Non faccio in tempo ad aprir bocca per chiedere informazioni che subito una donna alta e dai begli zigomi si presenta. Porgo la mano dico il mio nome e lei subito: «Ah! Ma sei italiano!» dice in inglese. Dall'espressione stupita della donna penso che sto perdendo colpi. Non era la comunità italiana a essere l'ospite? Vuoi vedere che ho sbagliato indirizzo...

La donna pone fine ai miei dubbi presentandosi come Francesca e scortandomi a un tavolo come l'ospite d'onore in quanto italiano al 100%. Un po' imbarazzato, prendo posto a uno dei tanti piccoli tavoli del pub. Due donne sui cinquant'anni si presentano: sono Tina e Catherina (nella foto con l'autore del reportage). Mi guardo intorno e vedo molto spazio e poche persone. Ma soprattutto vedo anziani. Quelli con la “A”. Ma che mi aspettavo, alla fine? Un gruppo di ubriaconi italiani di seconda generazione che parlano del più e del meno in una fresca domenica autunnale? Eh, magari.

Catherina vede subito che c'è qualcosa che non va e comincia a farmi domande in un buffo misto di italiano e inglese. Usa molto le mani e la mimica facciale per farsi capire. Le chiedo di che parte d'Italia è. Lei ride, con i grandi occhi indica l'amica accanto e dice che lei è italiana. «Io greca e egiziana, no italiana!». Le chiedo come mai conosca la mia lingua. Catherina sempre con la sua risata contagiosa indica Francesca. «È colpa sua! Lei mi ha insegnato italiano!». Francesca si unisce al tavolo con un sorriso e mi spiega, con un italiano privo di inflessioni, che lei è tedesca, ha studiato a Perugia tra gli anni '60 e '70 e poi si è trasferita qui. «Per un po' di tempo ho fatto anche la modella in Italia, una vita fa...» confessa con malcelato orgoglio ravviandosi i capelli. Mi dice che sono tutti in attesa di quello che da noi è un consigliere comunale, di nome Lambros. Nel frattempo Catherina parla delle sue avventure casalinghe e del suo cane che sembra un gatto e pensa di essere un uomo. Le chiedo la sua giornata tipo e lei comincia a elencare tante attività che faccio a mala pena a seguirla. Tai chi, yoga, lezioni di cucina, nuoto, viaggi. «C'è qualcosa che non fai?» Le chiedo «Stop!» mi fa lei, starsene ferma.

Nel frattempo arriva Lambros. Dopo aver tenuto un breve discorso in cui ringrazia il BCHG, il consigliere viene accompagnato da Francesca al nostro tavolo che lo prega di prendere posto accanto a me. Mi presenta come l'unico vero italiano. Arrossisco visibilmente. Magari qualcosa si è perso nella traduzione. Cerco di uscire dalla situazione chiedendogli informazioni relative alla zona di Brunswick. Scopro che Melbourne è suddivisa in tante piccole city, delle sorte di grandi circoscrizioni, a quanto capisco. Moreland è quella in cui mi trovo. La percentuale di italiani di prima generazione in questa zona è altissima. Raggiunge il 18%. I tratti somatici e il nome Lambros mi suggeriscono che nemmeno lui è un aussie bloke, di origine australiana. Mi dice che i genitori sono entrambi di Atene. «In effetti – prosegue il giovane consigliere – i greci sono la seconda comunità più diffusa. Raggiungiamo il 12% a Moreland. Considera che le comunità asiatiche (vietnamita, cinese, tailandese, coreana) tutte insieme non ragiungono il 10%». Chiedo se non ci siano punti di incontro dei vari italiani di prima e seconda generazione e vengo a scoprire un mondo. Famiglia Pugliese d'Australia, Fogolar Furlan, Molise Club, Reggio Calabria Social Club, Casa d'Abruzzo.

Il tempo è volato. Mi accorgo che sono le 5 passate solo perché il mio stomaco reclama cibo. Mi avvio verso l'uscita salutando l'inconsueta compagnia. Francesca mi saluta calorosamente, mi ringrazia e infine mi confessa che un tempo ha amato un italiano di nome Giovanni. Si commuove un po', fissandomi negli occhi. Abbasso lo sguardo. Il mio colorito tende al rosso aragosta. Svicolo facendo i complimenti per l'organizzazione e augurando un buon proseguimento a tutti.

Mai stato tanto in imbarazzo in vita mia.

Giovanni Schirò