Legge bavaglio / Anche in Sardegna mobilitazione di giornalisti e associazioni culturali; Siddi: “Inizia la resistenza civile”
Venerdì 02 Luglio 2010 18:21
Mobilitazione anche in Sardegna contro la “Legge bavaglio”. In concomitanza con la manifestazione nazionale che si è svolta in piazza Navona a Roma, venerdì pomeriggio, alcune centinaia di cittadini si sono ritrovati sulle scalinate del palazzo di giustizia di Cagliari per dire no al “ddl sulle intercettazioni” che amplia il segreto giudiziario impedendo ai giornali di pubblicare con completezza le notizie sul procedere delle inchieste della magistratura. Alla manifestazione di Cagliari, con l’Associazione della Stampa Sarda e il Popolo Viola, hanno aderito associazioni culturali e di impegno sociale, oltre a molti cittadini richiamati dal passaparola che si è sviluppato in mattinata in città, tutti con il post-it “No al bavaglio”. Presenti anche delegazioni di lavoratori in lotta per il posto di lavoro e un numeroso gruppo di dipendenti “Videonline 2”, impegnati in una dura vertenza con l’azienda.
L’Associazione della stampa sarda ha annunciato nuove manifestazioni, a partire dalla “Giornata del silenzio” programmata per il 9 luglio prossimo, con lo sciopero totale dei giornalisti della carta stampata e della radiotelevisione pubblica e privata. Perché la “legge bavaglio”, con il pretesto di tutelare la privacy, colpisce in realtà tutti i cittadini nel loro primario diritto a essere informati.
“Questo ddl è fatto per tutelare la casta, al via la resistenza civile del XXI Secolo. Il ddl sulle intercettazione è squilibrato e ingiusto e la battaglia andrà avanti, anche usando armi di disobbedienza civile perché le leggi sbagliate non si rispettano, rispettarle significherebbe portarci nell'illegalità”. Franco Siddi, Segretario generale della Federazione nazionale della Stampa, ha aperto con queste parole la manifestazione della Fnsi a Piazza Navona il primo luglio contro la legge bavaglio. “Si inaugura la giornata della resistenza civile –ha proseguito- del 21 secolo che mai avremmo pensato di inaugurare. Non la faremo clandestinamente, ma alla luce del sole; ripeteremo che la libertà è un bene fondamentale, che è conoscenza, chi considera l'informazione un pericolo sarà sconfitto”.
“Se non ci fosse stata la casta da tutelare – ha aggiunto Siddi - la maggioranza non avrebbe mai fatto questa legge. I giornalisti - denuncia Siddi - vengono espropriati perché lo Stato diventa censore e vengono inflitte multe milionarie agli editori” che violano questo provvedimento pubblicando le intercettazioni.
“Abbiamo rispetto per tutte le persone - dice il segretario della Fnsi - e quindi anche della signora D'Addario, ma noi non abbiamo testimonial della manifestazione di oggi. Le nostre bussole sono e restano Amendola, Matteotti, Donati e in epoca recente Casalegno e Tobagi. Sono loro i testimoni della libertà di stampa per la quale da 102 anni la Fnsi è incessantemente in campo”. “Chiunque voglia banalizzare una grande manifestazione di civiltà democratica e di adesione alla bandiera della libertà compie una volgare manipolazione della realtà. Non c'è neanche bisogno di aggiungere che si tratta di malafede senza altri aggettivi. Nessuno di noi ha invitata la signora D'Addario, è cosa troppo seria la battaglia della libertà che stiamo compiendo, non ci può essere inganno” e aggiunge: “Chi compie volgari strumentalizzazioni ha poche idee e soprattutto rifiuta il confronto sul merito reale delle cose. L'informazione è un bene troppo alto e deve essere tutelato per la valorizzazione delle idee di tutti. È evidente che ciascun cittadino viene con la sua immagine e come tale viene rispettato, ma la nostra è una battaglia di merito e di sostanza su cui nessuno oggi sembra voler veramente discutere - conclude Siddi - per privilegiare lo spettacolo permanente della politica''. (fonte: Fnsi e Assostampa sarda)
