Libertà di informazione / “Sciopero e disobbedienza” contro il bavaglio all’informazione
Giovedì 25 Giugno 2009 18:37

“Sciopero e disobbedienza”. Lo slogan annuncia battaglia dura e senza quartiere che giornalisti, giuristi, parlamentari e avvocati uniti hanno deciso di attuare per contrastare il Ddl Alfano che, se approvato definitivamente, porrà il bavaglio all'informazione. Una battaglia intensa che potrebbe culminare con una giornata di sciopero dei giornalisti e con forme massicce di disobbedienza civile: è quella contro il provvedimento sulle intercettazioni annunciata dal ‘Fronte del No’ che unisce, appunto, parlamentari, giornalisti, giuristi, avvocati, investigatori. E che vede in prima linea la Federazione nazionale della stampa, l'Ordine nazionale dei giornalisti, l'Unione nazionale cronisti e l'Associazione della stampa romana.
La rappresentazione al teatro Ambra Jovinelli, dal titolo ‘In galera! Gli articoli che non leggeremo più’, quando attori e giornalisti hanno letto articoli e brani tratti da intercettazioni e brogliacci che non potranno più essere nè realizzati dalla magistratura nè raccontati dalla stampa, è servita a mettere a fuoco il problema nella sua completa drammaticità. Ricco il parterre con Franco Siddi, segretario della Fnsi, Roberto Natale, presidente Fnsi, Beppe Giulietti, portavoce di Articolo 21, Antonio Di Pietro, leader dell'Idv, Vincenzo Vita e Felice Casson, senatori del Pd. E ancora Giuseppe Cascini, segretario dell'Anm (Associazione Nazionale Magistrati), Luca Palamara, presidente dell'Anm. E poi tanti giornalisti tra cui Antonio Padellaro, Sandro Ruotolo, Liana Milella.
“Proponiamo - dice Beppe Giulietti, portavoce di Articolo 21 - una sorta di obiezione di coscienza sulla stregua dei medici rispetto al giuramento di Ippocrate”. Si fa anche largo l'idea di rivolgersi alla Corte Costituzionale, e alla Corte di Strasburgo. “Ma non ci accontentiamo di quello che avverrà - sottolinea Natale - perché intendiamo proclamare una giornata di sciopero dei giornalisti proprio a ridosso del dibattito in aula al Senato esattamente come accadde due anni fa contro il ddl Mastella”. Natale condanna forme di censura, ma anche di autocensura come quelle che, secondo lui, sono state messe in atto in questi ultimi giorni: “La scelta di alcuni tg, con il Tg1 in testa, ha coperto di ridicolo le stesse testate e i tanti professionisti che vi lavorano. Non è possibile tentare di oscurare fatti considerati tali da quotidiani italiani e stranieri, compresi quelli considerati vicini al presidente del Consiglio”.Insomma, si affilano le armi per bloccare un provvedimento giudicato liberticida e anticostituzionale. Giulietti, a nome di Articolo 21, dichiara il proprio impegno per creare un comitato di giuristi e costituzionalisti per sottoporre il caso al tribunale europeo. E secondo Felice Casson ci sono ampi margini: “c'è già la della Corte di Strasburgo che il 25 febbraio 2003 riaffermò l'importanza straordinaria della stampa e della libertà di espressione. La sentenza riguardava la Francia condannata per aver duramente punito due giornalisti che avevano pubblicato articoli sui servizi segreti all'epoca di Mitterand''.
Il Presidente della Fnsi, Roberto Natale, ha dal canto suo ribadito che “contro la censura, le rappresentanze del giornalismo italiano continueranno a battersi con la massima determinazione: se necessario fino allo sciopero, per fermare il disegno di legge ora giunto al Senato. Un’opposizione tanto più necessaria adesso che affiora lo spudorato proposito di emendare in peggio il testo uscito dalla Camera dei Deputati, per mettere il silenziatore anche alle notizie sull’inchiesta di Bari. Sarà tutta l’informazione ad essere considerata un “pericolo per la democrazia”, secondo l’allarmante definizione che il Ministro Bondi ha dato del quotidiano “La Repubblica”.
Perciò – ha osservato inoltre Natale - è importante che non solo giornalisti, editori, magistrati contrastino questo disegno di legge: la manifestazione all’Ambra Jovinelli è stata un momento di incontro con i cittadini che vedono in pericolo il loro diritto di sapere. Questi rischi pesanti di censura sono aggravati dalla gigantesca azione di autocensura messa in atto in questi giorni da alcuni dei principali Tg pubblici e privati: uno spettacolo imbarazzante, in cui si è arrivati al totale oscuramento di una notizia perché politicamente scomoda. Ai direttori di quelle testate - ma a maggior ragione a quelli Rai - va ricordato di non sfregiare così la credibilità dei loro giornali e la dignità dei professionisti che con loro lavorano, e che non meritano di essere associati a grette operazioni politiche”. (fonte: Federazione nazionale della stampa)
