Lavoro / Corsa contro il tempo per salvare la fabbrica di Alluminio di Portovesme
Domenica 10 Gennaio 2010 10:46
Corsa contro il tempo per salvare la fabbrica di alluminio. E duemila buste paga tra dipendenti diretti e indotto. Riparte da Portovesme e da Fusina la vertenza dei lavoratori Alcoa che tra dieci giorni potrebbero trovarsi senza lavoro. Ossia quando l’azienda, che in questi giorni ha avviato le procedure per la cassa integrazione dei dipendenti, illustrerà davanti ai rappresentanti sindacali e a quelli del ministero le sue intenzioni per il futuro: fermare gli impianti e chiudere oppure rilanciare la produzione.
La decisione è arrivata alla fine di un’assemblea affollata e infuocata che si è svolta sabato mattina. «La situazione è drammatica - esordisce Rino Barca della Cisl - ma noi non possiamo permettere che questa fabbrica venga chiusa di punto in bianco». Tore Cherchi, sindaco di Carbonia e presidente dell’Anci Sardegna non usa giri di parole: «È irresponsabile il comportamento dell’azienda che, nonostante le numerose rassicurazioni e la prospettiva di un contratto davvero in linea con la media europea faccia saltare il tavolo a questo dobbiamo ribellarci. Non possiamo in alcun modo accettarlo». Intervengono anche i lavoratori. Dante Floris spiega che «se lo stabilimento si ferma non può essere riavviato». Pasqualino è un saldatore delle imprese d’appalto che operano nella vicina Eurallumina. È in cassa integrazione. «Non si può andare avanti con meno di mille euro al mese, dobbiamo lottare per difendere queste fabbriche». I lavoratori e i sindacati cercano ora di tenere alta l’attenzione. «Con o senza Alcoa questa fabbrica deve lavorare - dice Roberto Puddu della Camera del Lavoro -, quanto chiedeva Alcoa è stato concesso: energia a tariffe in linea con l’Europa». I sindacati iniziano a organizzare le iniziative che dovranno essere messe in campo sino al giorno dell’incontro tra azienda, sindacati e governo. «Ora la partita si gioca a un livello politico alto - dice Franco Bardi della Fiom - e noi chiediamo che a occuparsene sia la presidenza del Consiglio dei ministri». Le reazioni, intanto, non si fanno attendere. Dopo l’assemblea cui partecipano anche i parlamentari Antonello Cabras e Francesco Sanna e i consiglieri regionali Pietro Tocco e Mario bruno, il segretario del Pd Silvio Lai assicura che «il partito sarà presente a tutti i livelli politici e istituzionali con i lavoratori».
