Lavoro / La lunga notte dei lavoratori Alcoa a Roma finisce con un rinvio. Lunedì vertice finale

“SardegnaNovas” 

Lavoro / La lunga notte dei lavoratori Alcoa a Roma finisce con un rinvio. Lunedì vertice finale

La protesta dei mille lavoratori degli stabilimenti Alcoa di Portovesme e Fusina in piazza Montecitorio a Roma finisce con un altro rinvio. L’azienda, intenzionata ad andare avanti con la chiusura prende tempo, mentre i rappresentanti del Governo convocano d’imperio l’ultimo incontro per l’8 febbraio dando la possibilità all’amministratore delegato italiano Giuseppe Toia di potersi recare negli Stati Uniti e spiegare quali possibilità il governo italiano offre alla multinazione per evitare di lasciare l’Italia e quindi chiudere gli impianti di Portovesme e Fusina.
Sono quasi mille i lavoratori che partiti dalle due regioni hanno deciso di preisidare piazza Colonna e piazza Montecitorio a Roma. Lavoratori sardi e veneti che speravano di poter vedere risolta la vertenza che, ormai va avanti da mesi. Quando cioè è scaduto il contratto di fornitura di energia a prezzi in linea con le altre aziende dell’Europa.
Un fatto che ha spinto l’azienda a voler annunciare la messa in cassa integrazione dei suoi lavoratori. È nato un braccio di ferro tra lavoratori, sindacati istituzioni e azienda che, i  giorni scorsi, ha attivato le procedure per la messa in cassa integrazione e annunciato la fermata degli impianti a partire dal 6 febbraio. È cronaca dei giorni scorsi, inoltre, la decisione del governo di varare un decreto che, aumentando gli indennizzi che andrebbero alle aziende energivore a causa dei black out che avvengono in Sardegna e in Sicilia, consentirebbe all’Alcoa di acquistare energia a 30 euro a megawattora. Il prezzo pagato dalle altre aziende energivore nel resto d’Europa. Un fatto che l’azienda, in più occasioni ha definito positivo ma non risolutivo. Motivo? Alcoa chiede garanzie su un’eventuale intervento dell’Unione europea. La paura, secondo quanto fanno sapere i dirigenti della multinazionale, è che possa essere aperta una procedura di infrazione che alla fine sanzioni l’azienda. Dubbi e possibilità che i rappresentanti del governo, con in testa il sottosegretario alla presidenza Gianni Letta hanno cercato di fugare nel corso dell’incontro durato tutta la notte. «Il sottosegretario Letta ha spiegato all’amministratore delegato che le condizioni offerte ad Alcoa erano convenienti e inaccettabili - racconta Roberto Puddu, della Camera del Lavoro del Sulcis Iglesiente, presente all’incontro - ma nonostante questo è stato chiesto uno stop alla trattativa per una interlocuzione con gli states». LA situazione non migliora alla ripresa della trattativa quando Alcoa, per bocca del suo rappresentante in Italia fa sapere che dal 6 vuole fermare gli impianti. «A quel punto il governo ha detto, per bocca del sottosegretario Letta - di essere pronti a gesti estremi, ossia, come ha rimarcato anche Susanna Camuso della Cgil, a requisire l’impianto». L’incontro notturno si è poi concluso con un aggiornamento all’8 febbraio. Nel frattempo il rappresentante in Italia di Alcoa dovrà recarsi negli Usa per spiegare ai vertici della multinazionale la possibilità offerta dalla nuova misura. La mobilitazioen dei lavoratori, intanto continua. A Roma, sino a lunedì resterà una delegazione di lavoratori e sindacati a tenere in piedi il presidio. (red)