Istat / L’Italia allo specchio con forti rischi di instabilità: male l’occupazione e il Pil

“SardegnaNovas” 

Istat / L’Italia allo specchio con forti rischi di instabilità: male l’occupazione e il Pil

Promuovere, grazie a dati statistici rigorosi, un dibattito pubblico sui punti di forza e di debolezza dell'Italia, sulle politiche, sulla proiezione del progresso della società a breve e a lungo termine in un contesto, il biennio 2008-2009, che ha visto scatenarsi la più grande crisi dal secondo dopoguerra. Sono questi gli obiettivi del Rapporto annuale curato dall'Istat presentato il 26 maggio 2010. La statistica pubblica, sottolinea in apertura il Rapporto, non è prodotta a uso e consumo delle autorità politiche, ma rappresenta soprattutto uno strumento per assicurare la loro accountability nei confronti dei cittadini e permettere a questi ultimi di avere una visione chiara della società in cui vivono, aiutandoli a compiere consapevolmente le proprie scelte.

Giunto alla XVIII edizione, l'edizione di quest'anno è diviso in quattro capitoli, concentrati particolarmente sulla crisi economica e la congiuntura internazionale, sull'andamento della recessione e sulle dinamiche e le caratteristiche del sistema produttivo italiano. L'impatto della crisi viene misurato sul lavoro, sugli individui e sulle famiglie. Ampio spazio è dedicato al tema della sostenibilità: economica, sociale e ambientale. Il rapporto pone enfasi sulla necessità di non soffermarsi soltanto sulle difficoltà e le incertezze del presente, ma di elaborare le possibili soluzioni per assicurare un orizzonte di benessere alle generazioni attuali e a quelle future. Il rapporto offre un'analisi sulle condizioni che influiscono sullo sviluppo a lungo termine del Paese, nell’ottica della Strategia Europa 2020, di prossima approvazione da parte della Commissione Europea, che mira a far uscire l'Europa dalla crisi e rilanciarla per affrontare le sfide del prossimo decennio.

Come detto, il biennio 2008-2009 è stato molto difficile per l’economia mondiale e il sistema economico italiano. Il 2010, avviatosi sotto il segno di una ripresa della produzione e degli scambi internazionali, presenta ancora forti rischi di instabilità. In Italia la caduta del prodotto è stata molto accentuata e più forte di quella registrata negli altri grandi paesi industrializzati: il Pil è tornato ai livelli dell’inizio degli anni Duemila. Le imprese hanno cercato di fronteggiare la crisi riorientando le produzioni e la presenza sui mercati internazionali. Le piccole e medie imprese, nonché quelle più efficienti, hanno gestito meglio le difficoltà rispetto alle grandi e alle micro (fino a 9 addetti). Nonostante la gravità della recessione, molte imprese manifatturiere hanno visto aumentare l’occupazione e le esportazioni, mostrando l'energia e il grande dinamismo di importanti segmenti del sistema produttivo italiano.

Tra le conseguenze negative della crisi, il calo dell’occupazione e dei redditi: nel marzo 2010, il numero di occupati è inferiore di oltre 800 mila unità rispetto al massimo di marzo 2008 e vicino a quello registrato a fine 2005. Il tasso di disoccupazione e l’inattività sono cresciuti. Il reddito disponibile delle famiglie in termini reali, dopo essere aumentato molto lentamente negli anni Duemila, è diminuito per due anni consecutivi: il reddito disponibile annuo pro capite è oggi inferiore di circa 360 euro rispetto a quello del 2000. Il rallentamento dell’inflazione e la discesa dei tassi d’interesse hanno contribuito tuttavia a rendere meno difficile la situazione dei bilanci familiari. Le famiglie italiane hanno ridotto la propensione al risparmio, che ha raggiunto i livelli minimi dagli anni Novanta.

Il rapporto evidenzia gli elementi di criticità del sistema Italia, tra i quali: le caratteristiche dimensionali e di posizionamento settoriale delle imprese industriali e dei servizi, nonché la loro scarsa propensione alla ricerca e all’innovazione; la presenza di due milioni di giovani che non studiano e non lavorano, nonché un tasso di disoccupazione giovanile salito quasi al 25%; la bassa quota di investimenti pubblici e il ritardo infrastrutturale di cui soffre il Paese; le debolezze del sistema formativo delle giovani generazioni e degli adulti, il quale non solo non fornisce le competenze necessarie per svolgere le attività richieste dalla società della conoscenza, ma conserva le diseguaglianze sociali di partenza; il sottoutilizzo delle risorse femminili; il sottoinquadramento sul posto di lavoro che interessa oltre quattro milioni di persone e configura uno spreco di capitale umano inaccettabile; un miglioramento dell’efficienza energetica e ecologica che non procede ai ritmi necessari per assicurare la sostenibilità ambientale.

Il rapporto evidenzia come la sostenibilità economica, sociale e ambientale, vada percorsa già da oggi, facendo scelte di investimento ed impiego delle risorse disponibili in linea con una visione a lungo termine del progresso della nostra società. L’Italia, continua il rapporto, ha dimostrato tante volte la capacità di rispondere a sfide difficili, soprattutto quando gli obiettivi sono stati resi chiari e sono divenuti condivisi. (fonte: Comunicato stampa Istat)