Collinas / Il Comune dedica una statua al suonatore di launeddas: l’evento ricordato dalle Poste

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Collinas / Il Comune dedica una statua al suonatore di launeddas: l’evento ricordato dalle Poste

Collinas, comune di 908 abitanti della provincia del Medio Campidano, nella regione storica della Marmilla, ha inaugurato (domenica 5 settembre) una scultura dedicata ai suonatori di launeddas, l’antico strumento musicale a canne tipico della Sardegna meridionale. A scoprire la statua in piazza Giovanni Battista Tuveri è stato il sindaco Francesco Cannas. La Pro Loco ha chiesto alle Poste Italiane di storicizzare questo importante momento culturale con l’emissione di uno speciale annullo filatelico. Nel timbro compare stilizzata la statua realizzata in arenaria gialla, la tipica pietra del paese, dai fratelli Gianni e Salvatore Porcedda. Completa il timbro la legenda: “Inaugurazione statua del suonatore di launeddas”. Per l’occasione sono state ospitate le scuole civiche di musica dell’Isola.

Collinas, originariamente chiamata Forru,  modificò il suo nome su proposta del sindaco di allora, il giurista, filosofo e parlamentare Giovanni Battista Tuveri nel gennaio 1863, a causa di disguidi postali con il vicino paese di Villanovaforru. Qui le launeddas avranno d’ora in poi un posto in prima fila nella piazza del paese. Con il termine "launeddas" si definisce l'aerofono ad ancia semplice costituito da tre canne, strumento molto antico e tipico della Sardegna meridionale. Una delle caratteristiche peculiari delle launeddas è la presenza, oltre alla canna di bordone (la più lunga e priva di fori, denominata "su tumbu"), di due canne melodiche. La canna intermedia, detta "sa mancosa manna", è legata al "tumbu" con uno spago e assieme vengono tenute dalla mano sinistra; quella più piccola, "sa mancosedda", è tenuta con la mano destra. Le due canne melodiche sono provviste di cinque fori quadrangolari: quattro vengono diteggiati con le falangette delle mani, mentre sul quinto, detto "s'arrefinu", viene apposta della cera d'api per perfezionare l'intonazione dello strumento. All'estremità delle tre canne viene infisso un cannellino, "sa cabitzina", dal quale si ricava, per incisione di tre lati, l'ancia.

Le launeddas vengono suonate con il fiato continuo (o respirazione circolare), particolare tecnica che consiste nell'accumulo, durante la fase di espirazione, di una riserva d'aria all'interno delle guance che viene gradualmente espulsa nel momento in cui il suonatore inspira col naso; in questo modo è possibile incanalare una colonna d'aria ininterrotta all'interno dello strumento. Il repertorio delle launeddas è legato principalmente ai momenti della festa, occasione in cui, in passato più che oggi, svolgevano una funzione fortemente socializzante. Nelle occasioni religiose le launeddas vengono utilizzate per accompagnare la liturgia della Messa e le processioni. Ma è nelle feste profane, nell'accompagnamento delle danze e dei balli collettivi, che si manifesta la massima espressività di questo strumento.

Alessandro Serra