Tecnologie 2 / La storia del web è legata alla Sardegna: da “pocos, locos y mal unidos” a molti e connessi

“SardegnaNovas” 

Tecnologie 2 / La storia del web è legata alla Sardegna: da “pocos, locos y mal unidos” a molti e connessi

Il rapporto dell'isola con il world wide web si perde nella notte dei tempi, agli albori del mezzo di connessione per eccellenza. Meno di vent'anni fa, insomma. È per iniziativa dell'imprenditore-editore cagliaritano Nicola Grauso che Video on Line diventa il primo internet service provider. Era il 1994 e nessuno, Grauso a parte, aveva ancora intuìto la potenza di internet. Intuito che non si rivelò comunque sufficiente al tycoon sardo per gestire la rivoluzione da lui stesso messa in moto. Video On Line, in seguito a un grave dissesto finanziario, fu acquisita da Telecom Italia e concluse la sua breve, ma fondamentale, esistenza.

 

 

Ma quella che sembra la fine, si rivela un inizio. La storia di quest'isola, così distante dal resto della penisola che lotta per essere connessa al mondo, infatti prosegue. Il nuovo protagonista viene alla ribalta pubblica nel 1998 con la creazione di un altro internet provider, Tiscali. È Renato Soru, che da quel momento oltre che amministratore delegato dell'azienda ne sarà anche il motore interno. La neonata creatura di Soru getta scompiglio nel non ancora affollato mercato del web. Offrendo internet gratuito, infatti, costringe i provider concorrenti ad abrogare l'abbonamento fisso. Questa si rivelerà un’importante mossa strategica che ha permesso, nei fatti, la diffusione di Internet in tutta Italia.

 

In sostanza, si può dire che due delle più importanti rivoluzioni nell'ambito del web sono state ideate e portate a compimento proprio nell'isola del sole e del mare. Da due uomini che qui hanno avuto origine. Se è dagli uomini che nasce la storia, parafrasando De Gregori, allora possiamo affermare che la storia del web è intrinsecamente legata alla Sardegna. Ma la storia non si ferma e prosegue per arrivare a oggi. Ingenti somme stanziate, lavori che già a luglio del 2011 garantiranno una crescita nella velocità di connessione e una copertura più vasta del servizio sino ad arrivare al 2012 con la banda larga diffusa anche nelle zone rurali. Una grande sfida che i sardi hanno accettato non solo all'interno delle istituzioni.

 

L'iniziativa “Sveglia Italia, prendiamoci la Rete” del mensile Wired ha subito sollecitato gli amministratori dei piccoli centri della Sardegna che vogliono di più. Perché sono consapevoli che la rete è un diritto inalienabile. E i sardi hanno presentato, in pochi giorni, ben otto richieste. Perché i sardi si sono accorti, forse, di questa vitale necessità di essere connessi. Forse perché così distanti dal “continente” si sono accorti che il futuro si trova in quello che non è un altrove, non è un non-luogo, ma un ipertesto.

 

Ma perché tutta questa frenesia per ottenere la connessione a banda larga? Quale il ritorno economico, quale il valore sociale e culturale?

 

Internet nelle zone rurali remotizzate può contribuire a un'effettiva rinascita del luogo. In primo luogo per avere la connessione si rende necessaria la creazione di aziende tecnologiche. Esse creano occupazione, attirando soggetti nuovi che si trasferiscono nella realtà rurale. Questo comporta un incremento della popolazione e la successiva nascita di agriturismi, ristoranti, centri benessere.

Il web arginerebbe la “fuga dei cervelli” costretti ad andare a lavorare al Nord. Se la connessione a banda larga diventasse realtà in tutta la Sardegna si potrebbe lavorare on line e godersi il sole e il mare che Milano si sogna.

 

Una scuola e-learning: perché costringere i ragazzi a spostarsi per andare nella scuola a molti chilometri da casa quando possono seguire la lezione via web con Skype? Questo comporterebbe un risparmio economico per i genitori e l'ambiente ne gioverebbe altrettanto. La qualità della vita in Sardegna è alta. A mancare è la piccola e media impresa, si sa. Qui il ruolo della rete come connettore di idee può essere uno strumento risolutivo. Con la banda larga gli abitanti di piccoli Comuni distanti possono condividere una realtà comune. Così facendo le differenze, i dissapori e le rivalità tramandati di padre in figlio tra i piccoli paesi verrebbero totalmente a scomparire. Verrebbe a crearsi una sinergia di idee tra le realtà locali. E le idee possono diventare progetti.

 

Una vera rivoluzione culturale per gli ex pocos, locos y mal unidos.

 

Giovanni Schirò