Nucleare / Anche in Sardegna cresce l’allarme per le centrali: Pd e Pdl uniti al referendum
Lunedì 14 Marzo 2011 18:45
Il terremoto in Giappone fa tremare anche la Sardegna. La tragedia nipponica (nella foto la centrale di Onagawa in fiamme) ha infatti riacceso la preoccupazione per una possibile installazione di una centrale nucleare nell’isola, nota per la sua asismicità. Il mondo politico sardo, da destra a sinistra, si dimostra solidale e contrario: «Ora tireranno fuori questa storia della sismicità – proclama Bustianu Cumpostu, promotore della consultazione popolare e leader di Natzione – e chiederanno ai sardi un sacrificio per la patria italiana, ma i sardi hanno capito che per la prima volta hanno la possibilità di decidere del loro futuro».
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Contro il nucleare in Sardegna anche il coordinatore del Pdl, Mariano Delogu: «È possibile che a qualcuno – dichiara l’ex sindaco – possa venire l’idea di pensare all’isola perché non è sismica, ma non credo che possano poi usare questo ragionamento. Il Pdl, comunque, dirà di votare contro il nucleare». «La Maddalena, Quirra, l’inquinamento industriale per mancanza di sistemi di sicurezza – sostiene Mario Bruno, capogruppo del Pd in Consiglio regionale – insomma, la Sardegna ha dato fin troppo. Il nucleare sarebbe la pietra tombale dello sviluppo».
Il referendum si terrà il 15 maggio, accorpato alle elezioni amministrative. Il fine della decisione della Giunta non è solo di risparmiare circa 12 milioni di euro, ma soprattutto è quello di aumentare le possibilità di riuscita della consultazione, altrimenti a rischio quorum. Le amministrative con i suoi 500 mila elettori in 97 Comuni della Sardegna garantirebbero una notevole affluenza.
Resta il fatto che la Corte costituzionale ha deciso, in proposito, che il parere delle Regioni non è vincolante per il governo. Per questa ragione, il deputato del Pd Paolo Fadda proporrà che il parere sia dato dai Consigli regionali, e non dalle Giunte, e che la decisione finale debba essere presa almeno dal 75% del Parlamento «perché - ha dichiarato - sul nucleare non possono esserci scelte di maggioranza».
Giovanni Schirò
