Volo libero / In aria con il deltaplano a scoprire il mondo visto dall’alto
Martedì 16 Novembre 2010 19:30
Chi almeno una volta non ha desiderato di volare? Un sogno ricorrente nella storia dell'uomo che si è realizzato attraverso l'utilizzo dei più svariati mezzi. Nel 1978 sulle Alpi francesi un gruppo di sky divers armati di sci e paracadute, stanchi di attendere i loro aeroplani che avrebbero dovuto ricondurli a valle, decisero di lanciarsi dalle pendici dei monti con il paracadute. Così nacque un nuovo sport: il volo libero che si diffuse in tutto il mondo molto rapidamente. Praticabile con il deltaplano o con il parapendio e naturalmente senza motore. Sfruttando l'aria, il vento, le ascensioni termiche e dinamiche e attraverso l'uso sapiente di tecniche, conoscenze e manovre si può volare fino a tremila metri di altezza come dei veri uccelli.
Uno sport per pochi perché nonostante sia comune sentire curiosità e desiderio di volare, non lo è affatto riuscire a farlo abbandonandosi al vuoto e facendosi trasportare dall'aria. Uno dei pochi è Giulio Piras Vaquer, nato a Cagliari 44 anni fa, fotografo freelance, si interessa di fotografia naturalistica e sportiva, ha collaborato con alcuni quotidiani, innamorato di natura cerca con i suoi scatti di immortalarne gli aspetti più suggestivi. È da sempre appassionato di volo libero e così racconta la sua esperienza.
Che cos'è il volo libero?
- Il sogno più frequente e più antico di ogni essere umano
Viene da pensare alla leggenda di Icaro, ma anche agli studi di Leonardo. L'uomo oggi riesce a volare in tanti modi, anche comodamente dentro un aereo, ma il volo libero è senz'altro il più affascinante. Quando ha incominciato ad appassionarti al volo?
- Praticamente sono nato con questo sogno. Da bambino mi divertivo a disegnare improbabili macchine volanti sospinte solo dalla forza del vento. Leonardo da Vinci circa 500 anni fa ebbe l'intuizione giusta, ma purtroppo non disponeva dei materiali di oggi. Le sue stesse macchine progettate allora e costruite oggi gli hanno dato ragione. Possiamo dire quindi che l'aviazione è nata 500 anni fa. Invece per quanto mi riguarda la passione per il volo è qualcosa che ho dentro, una necessità che devo esprimere.
E poi quando ha volato per la prima volta? E con quali "attrezzature"?
- A sedici anni ho provato a lanciarmi da un piccolo pendio con una sorta di deltaplano costruito da me con dei teli di nylon supportati da stecche di vecchie canne da pesca: il risultato fu disastroso. Riuscii a staccarmi da terra, ma un albero poco distante bloccò le mie intenzioni. Fortunatamente si ruppe solo la mia "macchina" e io ne uscii illeso.
Per fortuna! Questa è la prova della sua passione. Infatti questo incidente non l’ha scoraggiata nel continuare a inseguire il suo sogno.
- Compresi che per realizzare il mio sogno avevo bisogno di un bel po' di soldi: i deltaplani nacquero in Francia a metà degli anni 70, ed erano molto costosi. Ero ancora un minorenne e i miei genitori non sarebbero stati felici di assecondarmi. Nel frattempo allentai un po' quello che per me era un desiderio ricorrente e mi dedicavo ad altri sport. Ogni tanto la voglia di volare ritornava e quando mi ritrovavo poco distante da un precipizio percepivo il richiamo del vuoto sotto di me e il desiderio di imitare gli uccelli era fortissimo. Provavo molta invidia e allo stesso tempo ammirazione per gli uccelli che ho sempre considerato miei "fratelli con le ali".
Un desiderio molto forte e comune a pochi: viene spontaneo pensare ad Angelo D'Arrigo, in questo caso una persona che ha affrontato il volo libero al limite dell'impossibile.
- Angelo è stato un mito, un esempio da seguire per molti, me compreso: lui fa parte di quella categoria di persone che io chiamo "immortali". Non è stato solo un pilota sportivo, sono note le sue imprese di natura scientifica.
Sì infatti e la costante della sua vita è stato il volo. Quando ha incominciato a volare sul serio?
- Circa dieci anni fa a bordo di un ultraleggero a motore. C'era però qualcosa che non andava, qualcosa che non mi permetteva di dire "ho volato". Lo scoprii solo quando improvvisamente durante un volo il motore si spense a mille metri d'altezza: finalmente riuscii a sentire per la prima volta il rumore del vento e il suo sibilo sulle ali. Solo allora compresi che quello che non mi piaceva e che non mi permetteva di essere come un uccello era proprio la presenza del motore. Da quel giorno volo solo con la forza del vento e delle correnti per sentire le mie ali "tecnologiche" come parte di me: un prolungamento delle mie braccia con le quali formo un tutt'uno, uomo e macchina fusi insieme.
Essere un tutt'uno con le ali artificiali sembra essere una cosa fantastica...
- La considerazione è tecnica e romantica allo stesso tempo: occorre "sentire" la struttura come una parte integrante del proprio corpo in modo tale da poterla governare e percepire così ogni più piccolo movimento anche il più sensibile. Il lato romantico sta nel fatto che fa sembrare un pilota sempre più simile a un uccello.
Quali conoscenze tecniche bisogna acquisire per essere in grado di praticare il volo libero?
- Prima di tutto un corso in una scuola qualificata, una buona conoscenza della meteorologia e della struttura della macchina volante. Occorre conoscere i rischi a cui si va incontro ed è necessario percepire le insidie che nasconde un elemento invisibile come l'aria. Riconoscere i tipi di nuvole per esempio, capire il loro significato e prevedere gli sviluppi di un determinato comportamento del vento, capire quali sono i principi che regolano il volo e che ci permettono di stare lassù, e naturalmente tanta passione e tolleranza al vuoto.
Deve poi essere indispensabile anche una buona preparazione atletica. Come si compie tecnicamente un volo? Cioè dal decollo fino al rientro?
- In certi casi occorre essere buoni scalatori nel caso in cui i punti di decollo siano distanti e raggiungibili solo a piedi. Naturalmente un fisico integro e sano aiuta, come per tutte le attività. A meno che non si debbano compiere delle autentiche imprese basta quanto appena descritto.
Il decollo e l'atterraggio sono sicuramente le due fasi più tecniche e "difficili": il decollo solitamente si effettua da un ripido pendio e rigorosamente controvento così come l'atterraggio sempre rigorosamente controvento. Questo per evitare di essere sballottati a terra a 50/60 km/h. Nello specifico, l'ala del parapendio ha una struttura non rigida, deve quindi assumere la caratteristica forma dell'ala che crea portanza e per assumere tale forma dev'essere gonfiata dal vento e dall'aria che attraverso i cosiddetti cassoni attraversa l'intero tessuto di cui è composta la vela. Una volta che quest'ultima si trova sulla perpendicolare del pilota si stabilizza con i due "freni" che sono i comandi dell'intera struttura: a quel punto se il pendio è sufficientemente ripido si riesce a staccare da terra dopo tre passi.
Dopo il decollo incomincia il volo e l'esplorazione e la sensazione di dominare l'aria...
- La sensazione che provo nel momento dello stacco è indescrivibile: in quel momento "magicamente" vinco la gravità, man mano che prendo quota inizio l'esplorazione, anche se non faccio calare mai il livello di attenzione sugli strumenti, sulla struttura e sulle condizioni meteo e naturalmente sulle eventuali variazioni atmosferiche, turbolenze e correnti. Infatti non e' detto che se a terra l'aria è calma debba per forza esserlo anche a mille metri d'altezza. Una considerazione che faccio ogni volta che vado su in volo è sulla natura umana, su quanto siamo piccoli e stupidamente presuntuosi e su quanto la nostra terra è bella. Non ho mai avuto la presunzione di voler dominare l'elemento: sarebbe un grosso errore che mi farebbe sentire troppo sicuro. Preferisco essere un ospite educato in un posto così meraviglioso.
Deve essere straordinario in volo ammirare ed esplorare con lo sguardo le montagne, il mare o passare vicino a qualche volatile che immagino guardi stranito...
- E’ capitato: mi sono sentito "studiato" dalla poiana che volava nella mia stessa termica. È straordinario, ma quando si vola con una certa frequenza nello stesso areale di un rapace quest'ultimo si abitua e il pilota non viene più considerato un intruso o un pericolo. Occorre stare però particolarmente attenti invece a non disturbare la nidificazione durante i periodi di cova: si rischia di far abbandonare i nidi e conseguentemente le uova.
Quindi il volo a vela prevede la conoscenza e il rispetto delle "forze della natura" e giustamente è doveroso non disturbare le abitudini di vita degli animali e degli uccelli che si incontrano durante i voli. È anche un appassionato di ornitologia e fotografo naturalista. Svolge questa attività anche durante i voli?
- No, il massimo che posso concedermi è qualche scatto con una compatta leggera. Non avendo un pilota automatico non è possibile. Per me il volo non è competizione o dover dimostrare qualcosa. Amo volare per il gusto di farlo. Il rispetto per la natura poi è sempre al primo posto. Volo perché è un desiderio innato che devo necessariamente soddisfare. Nutro poi un amore viscerale per la natura che mi permette di entrare in simbiosi con ciò che quotidianamente mi affascina.
Credo che l'amore per la natura così straordinariamente sentito è ciò che si dovrebbe imparare ad avere tutti. Ha già detto che è necessaria molta concentrazione per praticare il volo libero: il rapporto con la paura com'è?
- La paura quella giusta, è quella componente che per esempio in acqua ci permette di non annegare se capita un imprevisto; è cioè uno stato emotivo che ci fa tenere alta la concentrazione e il livello di guardia. L'importante è che la paura non degeneri in fobia: a quel punto è meglio dedicarsi agli scacchi e non al volo libero! Io ho sempre paura, ma sono anche cosciente delle mie possibilità e dei miei limiti, anche se ogni volta, man mano che l'esperienza aumenta, cerco di ampliarli. La concentrazione poi è alla base. Meglio non mettersi a volare per scacciare dei fantasmi oppure con l'intento di volersi distrarre da qualche pensiero: è necessario essere sempre emotivamente sereni e tranquilli.
C'è qualche aneddotto? E quali sono i paesaggi più belli sui quali volare?
- La Sardegna è molto bella, anche vista dall'alto. Una volta ho avuto una discendenza repentina, sono precipitato di colpo per trenta metri in pochi secondi, ma fortunatamente volavo a 1200 metri d'altezza. I ricordi sono tanti...uno fra tutti? Aver visto per la prima volta il dorso di un gabbiano in volo: normalmente siamo abituati a vederne l'addome.
Quali sono i paesaggi su cui ama volare?
- Le mie montagne: il massiccio del Linas! Ma sogno di poter volare un giorno sulle Ande.
E allora al prossimo racconto, magari del volo sulle Ande.
Rita Rosalba Atzei
